CHI SIAMO

MIRACOLI CHE TRASFORMANO LA NATURA IN ACCESSORI MERAVIGLIOSI E AVVOLGONO DI CHARME CHIUNQUE LI INDOSSI.


Le nostre radici si intrecciano da sempre con le profondità del mare e del suo misterioso Corallo,riportandoci in quella terra che fu e continua ad essere il fulcro della sua lavorazione: Torre del Greco. Il fascino di questa meravigliosa gemma aveva già stregato il nostro bisnonno, il commendatore Vincenzo Piscopo.

Instancabile e geniale commerciante, nonché figlio d’arte, la sua maestria nel far realizzare oggetti e gioielli di corallo di impareggiabile bellezza era riconosciuta da tutti, tanto da suscitare l’invidia dei gioiellieri e il rispetto della gente.

A lui si deve la valorizzazione della ormai famoso Corallo “Pelle d’Angelo”, nonché la creazione di forme innovative, oggi divenute un classico, quali la rosa e l’accostamento del corallo ai diamanti. E fu proprio lui che, nei primi anni del ‘900, decise di dare a Torre del Greco la giusta risonanza e fondò lì la PERMANENT EXHIBITION del Corallo, la cui impresa straordinaria e il suo orgoglio vengono ricordati anche nel libro “FRANCESCA E NUNZIATA” di Maria Orsini Natale.

dal Libro “FRANCESCA E NUNZIATA” di Maria Orsini Natale.


[…] Si vedevano per tutta la strada le ceste stracolme di rami di corallo ancora profumati di mare e banchetti con le donne e gli uomini seduti accanto all’uscio di casa a maneggiare con destrezza tenaglie e bulini, all’aperto, allo scoperto, fingendo di non avere segreti. Quel giorno lei e il figlio avevano appuntamento con don Vincenzo Piscopo amico e “corallaro padrone”.

[…] Ogni volta che donna Francesca partoriva le mandava il corallo rosso triturato nel mortaio di porfido, perché la puerpera, ingerendo la polvere in un cordiale, rafforzasse il suo latte, così le aveva raccontato Mariuccia. Don Vincenzo, geniale e vivace, aveva commerci che lui, guascone e bonario, ostentava già allora fortunati. E lo erano.

Era un patito del corallo giapponese. Incantato da certi suoi pallidi rosa l’aveva comperato,commerciato e con successo imposto su di un mercato ancora legato al colore vermiglio di quello mediterraneo. Nell’incontro, ricordava Nunziata, con l’offerta del caffè corretto don Vincenzino si beava nel raccontare e dei fiori di corallo creati da lui delle rose così delicate nei petali, così contese dai gioiellieri più famosi e che si appuntavano su petti di regine e principesse.

[…] Prima però, deviando per un’altra strada, si era vantato di un altra sua iniziativa mostrando le fondamenta di una nuova costruzione. L’edificio, spiegò, avrebbe ospitato la sua nuova fabbrica e insieme una mostra permanente dei suoi manufatti.

Il corallo che da lui si foggiava, a parte quello esportato fuori d’Italia, si vendeva a Firenze, a Venezia, a Roma e a Napoli e non lì dove era lavorato. E intanto proprio sul loro territorio, così ameno, passavano tutti gli stranieri ricchi che andavano a Pompei, a Sorrento e ad Amalfi. Perché non fermarli con una Permanent Exhibition e dare a quei viaggiatori per diporto di comperare il souvenir di corallo direttamente a Torre del Greco dove veniva prodotto? Nello stesso tempo potevano avere avanti agli occhi tutte le tappe della lavorazione e la bravura degli artigiani.

Lui ci aveva pensato e voleva tentare l’esperimento, sperando gli andasse bene […] con l’aiuto della Madonna. […] E sorrideva sornione, sicuro della sua intraprendenza, tanto sicuro che più tardi, prima del commiato, ai suoi ospiti confidò in gran segreto di volerne realizzare un’altra di quelle “Factories” e che proprio per questo stava trattando un terreno, lontano dal centro cittadino, ma vicino a quella traccia di autostrada che avrebbe collegato Napoli a Pompei. […]

Oggi come allora la Famiglia Piscopo custodisce e domina tutti i segreti di questo pregiatissimo prodotto della natura, che dal commendatore Vincenzo Piscopo ci sono stati tramandati di padre in figlio.

REGALI CHE VALGONO UNA VITA