Oggi come allora
La Famiglia Piscopo custodisce e domina tutti i segreti di questo pregiatissimo prodotto della natura, che dal commendatore Vincenzo Piscopo ci sono stati tramandati di padre in figlio
Miracoli che trasformano la natura
Siamo presenti a Sorrento dal 1978, ma le radici della nostra famiglia affondano nella terra del corallo: Torre del Greco. È qui che, agli inizi del ’900, il nostro bisnonno, il commendatore Vincenzo Piscopo – instancabile e geniale industriale e figlio d’arte – fondò la PERMANENT EXHIBITION del Corallo, dando alla città la risonanza che meritava. Fu proprio lui, infatti, a intuire l’importanza di un luogo permanente dedicato a questa straordinaria gemma del mare: un’impresa visionaria ricordata ancora oggi, anche nel romanzo “Francesca e Nunziata” di Maria Orsini Natale, che ne celebra l’orgoglio e la determinazione.
La figura del “commendatore”, come era chiamato da tutti, appartiene ormai alla storia del corallo ed è ad essa inscindibile. Le cronache dell’epoca e la memoria familiare ne tramandano la straordinaria maestria nel far realizzare oggetti e gioielli di corallo di impareggiabile bellezza, capaci di suscitare l’invidia dei gioiellieri e il rispetto della gente. A lui si devono la valorizzazione del celebre Corallo “Pelle d’Angelo” e la creazione di forme innovative, oggi divenute classiche, come la rosa e l’accostamento del corallo ai diamanti.
Da tanta tradizione, giunta a noi attraverso l’esperienza di nonno Antonio e di papà Vincenzo, siamo arrivati alla quinta generazione. Con lo stesso amore e la stessa dedizione continuiamo a scegliere le nostre collezioni, selezionando per voi gli oggetti più belli e pregiati. Le nostre radici si intrecciano da sempre con le profondità del mare e con il misterioso Corallo, che continua a legare indissolubilmente la nostra famiglia a Torre del Greco.

Maria Orsini Natale in Francesca e Nunziata Romanzo
[…] Si vedevano per tutta la strada le ceste stracolme di rami di corallo ancora profumati di mare e banchetti con le donne e gli uomini seduti accanto all’uscio di casa a maneggiare con destrezza tenaglie e bulini, all’aperto, allo scoperto, fingendo di non avere segreti. Quel giorno lei e il figlio avevano appuntamento con don Vincenzo Piscopo amico e “corallaro padrone”. […] Ogni volta che donna Francesca partoriva le mandava il corallo rosso triturato nel mortaio di porfido, perché la puerpera, ingerendo la polvere in un cordiale, rafforzasse il suo latte, così le aveva raccontato Mariuccia. Don Vincenzo, geniale e vivace, aveva commerci che lui, guascone e bonario, ostentava già allora fortunati. E lo erano. Era un patito del corallo giapponese. Incantato da certi suoi pallidi rosa l’aveva comperato, commerciato e con successo imposto su di un mercato ancora legato al colore vermiglio di quello mediterraneo. Nell’incontro, ricordava Nunziata, con l’offerta del caffè corretto don Vincenzino si beava nel raccontare e dei fiori di corallo creati da lui delle rose così delicate nei petali, così contese dai gioiellieri più famosi e che si appuntavano su petti di regine e principesse. […] Prima però, deviando per un’altra strada, si era vantato di un altra sua iniziativa mostrando le fondamenta di una nuova costruzione. L’edificio, spiegò, avrebbe ospitato la sua nuova fabbrica e insieme una mostra permanente dei suoi manufatti. Il corallo che da lui si foggiava, a parte quello esportato fuori d’Italia, si vendeva a Firenze, a Venezia, a Roma e a Napoli e non lì dove era lavorato. E intanto proprio sul loro territorio, così ameno, passavano tutti gli stranieri ricchi che andavano a Pompei, a Sorrento e ad Amalfi. Perché non fermarli con una Permanent Exhibition e dare a quei viaggiatori per diporto di comperare il souvenir di corallo direttamente a Torre del Greco dove veniva prodotto? Nello stesso tempo potevano avere avanti agli occhi tutte le tappe della lavorazione e la bravura degli artigiani.

A volte la natura ci regala spettacoli straordinari, forme così perfette e armoniose che nessuno scenografo avrebbe potuto immaginare. Sembra quasi che una mano invisibile, guidata da un grafico dotato di grande fantasia, abbia plasmato figure incredibilmente plastiche. Tra questi, spicca il logo della nostra azienda, dove la “V” di Vincenzo e la “P” di Piscopo si intrecciano. Riconoscere le proprie iniziali in un pezzo di corallo sardo non è stato semplice, ma l’occhio esperto del nostro papà, corallaro di lunga esperienza, le ha individuate e messe in risalto, eliminando i rametti circostanti.